Introduzione Le opere La deposizione
Opere di confronto Disegni di studio Dal Compianto al trasporto

La storia

Per comprendere appieno la complessità iconografica di un’opera come la Pala Baglioni, bisogna ripercorrere i fatti che ne determinano la commissione.
Molto probabilmente la tavola è voluta dalla nobildonna perugina Atalanta Baglioni per commemorare la morte del figlio Grifonetto (tradizionalmente identificato con il portatore a destra), vittima della sua stessa violenza: nel luglio del 1500, dopo il banchetto per le nozze di suo cugino Astorre Baglioni con Lavinia Colonna, Grifonetto uccide nel sonno molti membri rivali della sua stessa famiglia passandoli a fil di spada.
Trovatosi senza l’appoggio della madre, inorridita per l’accaduto, Grifonetto torna a Perugia, dove Giampaolo Baglioni, miracolosamente scampato alla strage, riesce a vendicarsi uccidendolo. Poco prima di morire, però, Grifonetto è raggiunto dalla madre e dalla moglie, Zenobia, che lo inducono a perdonare i suoi assassini. Impossibilitato a parlare, Grifonetto tocca, in segno di assenso, la mano della madre.


La Deposizione di Cristo
Olio su tavola di pioppo,
174,5 x 178,5 cm

firmata:
"RAPHAEL. VRBINAS. M.D.VII."
Roma, Galleria Borghese

L'opera entrò a far parte della collezione Borghese a distanza di un secolo dalla sua realizzazione, nel 1608, allorché il cardinale Scipione, che aveva avuto modo di ammirarla durante i suoi studi universitari nel capoluogo umbro, decise in modo irrevocabile di venirne in possesso. La sua sfrenata passione di collezionista non si fermò dinanzi al rifiuto oppostogli dalla cittadinanza perugina, che custodiva con orgoglio il capolavoro del grande Urbinate: con la compiacenza dei frati la Deposizione venne trafugata nottetempo. Solo l'autorità del pontefice Paolo V poté sanare, almeno formalmente, il grande affronto subito dai Perugini: l'emanazione di un Breve pontificio, che dichiarava la tavola "cosa privata" del Cardinal-Nepote, poneva fine in modo categorico alla questione.
Assai complesse sono le vicende che hanno accompagnato l’opera. Dopo il trafugamento della tavola ad opera di Scipione Borghese, la predella rimase nella chiesa e fu poi sottratta dall’esercito napoleonico nel 1797. Dopo la restituzione allo Stato nel 1816 è pervenuta ai Musei Vaticani.

Il consistente corpus di disegni preparatori alla Deposizione Borghese documenta il profondo travaglio creativo dell'artista che, in prossimità del suo trasferimento a Roma, abbandona progressivamente la tradizionale composizione del 'compianto' di matrice umbra a favore di un'articolazione strutturale più tesa e intensamente espressiva quale quella del 'trasporto al sepolcro', mai eseguita fino a quel momento su una pala d’altare. Il quadro assolve così alla sua funzione liturgica rappresentando, nella narrazione del tema religioso, il dramma dell’evento storico; in questo senso è possibile che nelle figure della Vergine svenuta e della Maddalena sia adombrato il dolore di Atalanta e della moglie di Grifonetto, Zenobia Sforza.

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